L’omosessualità riguarda individui adulti, maschi e femmine.

Omosessualità ed eterosessualità non sono mondi così diversi.


























Fino ad un passato recente, la nostra società ha considerato l’omosessualità come una malattia, una perversione, un segnale di libertinaggio e di corruzione, un difetto geneticamente determinato o quant’altro.
Ad oggi, l’omosessualità è considerata come un comportamento sessuale variante, cioè diverso da quello eterosessuale che viene considerato la norma. Homo deriva dal greco e significa “stesso”, mentre heteros significa “altro”: da qui i termini omo-sessuale ed etero-sessuale. Gli omosessuali maschi vengono anche chiamati gay e le femmine lesbiche. Alcune persone, inoltre, sono bi-sessuali, attirate cioè da entrambi i sessi. Per queste persone è l’occasione o la possibilità che si presenta ad orientare, di volta in volta, la scelta sessuale.
L’omosessualità riguarda individui adulti, maschi o femmine, che provano interesse sessuale ed affettivo e che agiscono la sessualità prevalentemente o esclusivamente con persone dello stesso sesso. Non si può parlare di omosessualità prima della fine dell’adolescenza. E’ normale, infatti, provare un’attrazione per qualcuno dello stesso sesso, soprattutto durante la pubertà. Non si tratta solo per questo di vera e propria omosessualità, la quale consiste, lo ripetiamo, nell’essere attratti da persone dell’altro sesso anche in età adulta. La maggior parte degli eterosessuali possono, quindi, aver avuto nel corso del loro sviluppo esperienze o fantasie omosessuali, ma questo non determina il fatto di essere omosessuali.

Molti studi hanno cercato le origini dell’omosessualità: ad oggi non è stata identificata alcuna causa determinante. Le ipotesi di spiegazione spaziano in molti campi:
  • da quelle genetiche (esisterebbe un gene o un’associazione di geni che determinano l’omosessualità dell’individuo);
  • a quelle ormonali (differenze dei valori del testosterone nei maschi e valori più alti di androgeni nelle femmine);
  • a quelle familiari, al rapporto con il genitore del proprio sesso e del sesso opposto (madre dominante, padre fragile, estraneo o assente, ecc.);
  • a quelle intrapsichiche (disturbi della personalità, narcisismo, perfezionismo estetico, sintomi psichiatrici correlati);
  • a quelle traumatiche (esiti di violenze, maltrattamenti ed abusi).