Il preservativo
I metodi preservativi meccanici sono probabilmente i più antichi nella storia dell’uomo: il preservativo (o profilattico o condom) vanta un’origine cinese. Inizialmente fatti di pelle di animali è oggi disponibile in lattice di gomma.
I profilattici più consigliabili sono quelli lubrificati e con serbatoio, perché hanno un rischio inferiore di rottura. Dal punto di vista dell’efficacia anticoncezionale è fondamentale un uso corretto del preservativo, che va inserito prima di ogni contatto tra gli organi genitali prestando particolare attenzione anche ad evitare un riflusso del liquido seminale al termine del rapporto. Va ricordato infine che è un metodo validissimo per difendersi dalle malattie a trasmissione sessuale.
Il Diaframma
Anche il diaframma vaginale è il discendente degli impiastri a base di erbe e delle spugne imbevute di sostanze acide utilizzati fin dall’antichità: quello attualmente in commercio è una calotta in lattice di gomma sottile, con una base a molla capace di aderire alla parete vaginale, ancorandosi anteriormente dietro il pube e posteriormente davanti al sacro.
Importante è scegliere l’adeguata misura del diaframma e conoscere le modalità per il corretto inserimento; in tal senso, è necessario il consulto del ginecologo o dell’ostetrica. Il diaframma va applicato prima di ogni rapporto insieme ad una crema spermicida che ne aumenta l’efficacia e va lasciato in vagina per 7-8 ore dopo il rapporto (tempo in cui gli spermatozoi vengono inattivati dall’acidità delle secrezioni vaginali).
L’efficacia contraccettiva di questo metodo è condizionata da una serie di fattori: la corretta misura, l’inserimento appropriato, l’associazione con lo spermicida, ma soprattutto l’utilizzo non saltuario nell’arco del ciclo. Anch’esso ha un effetto protettivo verso le malattie a trasmissione sessuale. L’unico effetto collaterale accertato è la possibilità di indurre ricadute nei soggetti che soffrono di cistiti ricorrenti.
Gli Spermicidi
Si tratta di sostanze chimiche (sotto forma di ovuli, creme, gel o foglietti) che inattivano la motilità degli spermatozoi o riducono il loro potere fecondante. Utilizzati in associazione ad altri metodi contraccettivi (per lo più diaframma o preservativo) ne aumentano l’efficacia, mentre è sconsigliabile il ricorso agli spermicidi come unico metodo contraccettivo. Possiedono inoltre un certo effetto antibatterico e, pare, antivirale.
La Spirale
La spirale è un piccolo strumento di forma varia, in genere di materiale plastico flessibile, studiato per essere introdotto dentro la cavità uterina.
Il meccanismo di azione della spirale è legato a diversi fattori: la presenza di un corpo estraneo nell’utero induce delle modificazioni della mucosa che rendono difficile l’annidamento dell’ovulo fecondato, blocca alcune attività enzimatiche fondamentali per le primissime fasi della gravidanza ed interferisce con la capacità fecondante degli spermatozoi.
La spirale va inserita preferibilmente verso la fine del ciclo mestruale da un medico ed ha una durata che va dai due ai cinque anni, a seconda dei modelli.
Talvolta l’inserimento può determinare l’insorgenza di alcuni disturbi come crampi uterini, perdite ematiche intermestruali, flussi molto abbondanti e dolorosi; il fatto di avere molti partners sessuali, la giovane età e il non aver avuto figli sono elementi che facilitano l’insorgenza di complicanze infiammatorie. Chi abitualmente soffre di dolori mestruali invece sperimenta spesso un netto miglioramento della sintomatologia.
Pertanto, la spirale è raramente il contraccettivo di prima scelta di un adolescente. Può essere invece una buona soluzione anticoncezionale in una donna che ha già avuto figli o che comunque non presenti controindicazioni e che si sottoponga a regolari controlli ginecologici, perché la sicurezza del metodo è vicina a quella della pillola. Tale sicurezza aumenta se la donna impara anche a verificare da sola il filo della spirale che sporge dal collo dell’utero e la cui lunghezza si modifica se il dispositivo ha cambiato la sua posizione intrauterina .
Infine l’inserimento della spirale nei tre giorni successivi ad un rapporto “a rischio” può essere una valida alternativa alla pillola del giorno dopo.