I metodi cosiddetti ritmici o naturali si basano sul riconoscimento del periodo fertile del ciclo mestruale al fine di evitare il rapporto sessuale in questa fase, quando la coppia non desidera una gravidanza. La scelta di questi metodi è prevalentemente motivata dal desiderio di non interferire con i propri ritmi biologici e di non medicalizzare il controllo della fertilità e anche da motivazioni di carattere religioso.
Il riconoscimento della fase fertile femminile si basa fondamentalmente su uno o più dei seguenti parametri:
  1. metodo detto del calendario di Ogino-Knauss: prevede la registrazione di almeno 12 cicli mestruali per collocare in media il periodo fertile tra l’11° e il 19° giorno prima del presunto inizio del flusso mestruale successivo. Di fatto, visto che gli spermatozoi possono mantenere una capacità fecondante anche a 4-5 giorni dal rapporto e che il momento dell’ovulazione può subire delle variazioni improvvise in concomitanza di situazioni stressanti, l’affidabilità di questo metodo risulta in genere scarsa;
  2. il metodo termico si basa sulla rilevazione del rialzo della temperatura corporea indotto dalla produzione di progesterone. Tale ormone è prodotto dall’ovaio subito dopo l’ovulazione fino a tutta la seconda fase del ciclo mestruale. In assenza di altre cause di aumento della temperatura, la registrazione quotidiana della temperatura basale, cioè della temperatura corporea interna (rettale, vaginale o sottoinguinale), al mattino appena sveglia, consente di individuare a posteriori l’ovulazione e indica un periodo di fisiologica infertilità fino alla mestruazione successiva. Tale metodo, anche se rigorosamente applicato, non consente invece di individuare con certezza un periodo non fertile nella prima fase del ciclo mestruale;
  3. il metodo Billings consiste nella valutazione del tipo di muco prodotto dalla cervice uterina. La presenza di muco fluido e filante consente di individuare la fase di aumentata secrezione preovulatoria; mentre ad ovulazione avvenuta il muco diventa molto più viscoso e tende a scomparire. Ogni donna dovrebbe imparare a riconoscere le sensazioni che avverte a livello dell’ingresso vaginale, sapendo distinguere il tipo di muco presente, per evitare i rapporti nel periodo di fertilità e nei 3 giorni successivi.
Naturalmente l’impiego combinato dei metodi sopraesposti consente una maggiore accuratezza nella previsione del periodo ovulatorio.
I limiti di questi metodi consistono, in primo luogo, nella necessità di un periodo di apprendimento e di conoscenza dei propri ritmi biologici; inoltre, da parte della coppia, nel rispettare periodi di astensione nei rapporti anche abbastanza prolungati. In secondo luogo, vari fattori possono interferire sia con l’autorilevazione del muco (ad esempio la presenza di perdite vaginali per stati infiammatori), che con la ciclicità del momento ovulatorio: situazioni emozionali, fenomeni infettivi, viaggi, ecc. possono alterare l’insorgenza determinando, ad esempio, ovulazioni già in fase di mestruazione. L’applicabilità si riduce ulteriormente in soggetti con cicli irregolari e soprattutto nei primi 4 – 5 anni dopo il menarca, periodo in cui la regolazione del ciclo attraversa una fase di immaturità fisiologica.

Il Coito Interrotto

E’ una delle tecniche più diffuse per il controllo delle nascite, anche se sicuramente una delle meno affidabili. Consiste nel ritrarre il pene dalla vagina prima dell’eiaculazione. La scarsa efficacia è legata prevalentemente al fatto che, anche nei casi in cui la manovra è tempestiva, sono frequenti emissioni di sperma pre-eiaculatorie. Inoltre, l’eventuale presenza di muco cervicale nella zona vulvare rende possibile una fecondazione anche nel caso in cui lo sperma sia depositato in prossimità della vulva. Il metodo per di più, pesa spesso negativamente sulla soddisfazione sessuale dei due partners.